Da redazione, 3 settembre 2010

filosofia hacker

La vecchia metafora del giornalista che per essere tale deve consumare le suole delle scarpe camminando per le vie del mondo va aggiornata. A questa insostituibile attività fisica (non si scrive senza conoscere le cose) è necessario aggiungere un’altra abilità: quella dell’hacker, inteso come profondo conoscitore della rete e delle potenzialità che essa offre.

Grazie a Luca De Biase ho scoperto questo corso di formazione che mette insieme diverse competenze e cerca di unire professionalità più che mai attuali per ribadire la necessità della capacità di approfondimento che un giornalista deve comunque avere. Perché oggi si parla molto di Wikileaks ma pochi saprebbero lavorare come Assange e suoi collaboratori.

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Clicca per raggiungere il sito della BBC

Sapete quant’è vasta l’inondazione che ha colpito il Pakistan? Vi siete fatti un’idea della sua enorme grandezza? Forse no. Vi può aiutare il nuovo sito prodotto dalla BBC che aiuta a contestualizzare sul proprio territorio (o comunque su un’area di cui si ha chiara l’ampiezza) i grandi eventi dell’attualità e della storia. Cliccate su How big really e date un’occhiata.

Via LSDI

Nel 2009 la diffusione dei quotidiani è scesa al di sotto dei 5 milioni di copie giornaliere, cioè ai livelli del 1939, quando l’Italia era un paese prevalentemente rurale.

Il dato emerge dal “Rapporto 2010 sull’industria italiana dei quotidiani”, elaborato dall’Osservatorio Tecnico per i Quotidiani e le Agenzie di informazione “Carlo Lombardi”, che nei prossimi giorni verrà diffuso in forma completa, ma le cui linee sono state presentate in occasione della della XIII edizione di WAN-IFRA Italia, la conferenza internazionale per l’industria dell’editoria e della stampa quotidiana, organizzata da WAN-IFRA, in collaborazione con FIEG e ASIG, e dedicata alla stampa industriale e alle nuove frontiere della stampa digitale. Leggi tutto il post »

Da redazione, 11 luglio 2010

Raffaele Mastronardo ha intervistato per il Manifesto Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks e di una filosofia di giornalismo libertario che sarà molto utile praticare per preservare la democrazia nei paesi dove la libertà di espressione e quella di essere informati è più a rischio, come ad esempio l’Italia.

Marco Filoni ha intervistato per il Venerdì Umberto Eco sulle nuove modalità di censura. Ecco il testo. Leggi tutto il post »

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Da redazione, 16 giugno 2010

E sempre da Wikileaks arriva una buona notizia. In Islanda è stata appena approvata un’ottima legge che ha il merito di proteggere la riservatezza delle fonti giornalistiche ancora di più e ancora meglio di quanto siano protette oggi. In Italia, invece, la legge bavaglio non ce la toglie nessuno. Espatriamo?

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Da redazione, 16 giugno 2010

Rilancio dal IlPost.it.

Dopo alcuni giorni di silenzio, il responsabile di Wikileaks – Julian Assange – si è fatto vivo con una email indirizzata ai sostenitori del sito che pubblica online documenti e video riservati provenienti da varie fonti. Il Pentagono pare essere da giorni sulle tracce di Assange perché teme la pubblicazione di alcuni documenti diplomatici che potrebbero mettere a rischio la sicurezza nazionale degli Stati Uniti e i rapporti con alcuni paesi esteri. Leggi tutto il post »

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Se i giornalisti non lavorano per il governo e magari raccontano le commistioni tra politica e mafia rischiano la vita. Succede naturalmente in Italia, in quel Sud permeato dal malaffare e dalla connivenza, troppe volte omertosa, con camorra, mafia, n’drangheta, sacra corona unita. Lavorano in piccole testate locali, come in passato facevano Peppino Impastato o Mauro Rostagno, uccisi per il loro lavoro. Per raccontare la storia di quelli che oggi combattono la mafia con la tastiera del computer leggetevi “Taci infame. Vita dei cronisti dal fronte del Sud“, edito dal Saggiatore.

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Il vero giornalismo sopravviverà solo e soltanto se sarà non profit, ovvero libero da quei condizionamenti economici che in buona sostanza hanno messo il guinzaglio alla stragrande maggioranza delle testate. Ma il giornalismo non profit non ha ancora sfondato, per ora non ha definito un modello di business sostenibile, anche se ci sono esperienze pilota davvero interessanti. Come quella di California Watch, che trovate ben descritta qui grazie alla traduzione di Lsdi.

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