Lo Straniero è morto. Viva Lo Straniero!

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“La risonanza delle nostre posizioni è minima, e incide ben poco sull’andamento della società e della cultura italiane […] I media dominanti svolgono quasi tutti una funzione servile, gridano una indipendenza menzognera, sono parte di un meccanismo già scritto e servono un potere nelle sue varie facce, o servono a distrarre con l’abuso della chiacchiera consumistica, sempre aggiornatissima. […] Il gioco non vale la candela, e alla fine ci si stanca della fatica di realizzare un prodotto decoroso e soprattutto utile […] “Lo Straniero” chiuderà con il numero doppio di fine anno e con un ultimo numero speciale la sua storia non breve. Chi intende abbonarsi ora è pregato di rinunciare.”

Con queste parole Goffredo Fofi ha annunciato lo scorso 4 luglio la chiusura de “Lo Straniero” rivista da lui fondata e diretta per venti anni. Una guida fondamentale che ha contribuito a scandagliare tutto ciò che nel nostro Paese c’è di buono, utile e nuovo (ma non solo), per far uscire la nostra società dagli anni bui del conformismo che ci ostiniamo a perpetuare giorno dopo giorno.

Ma appunto, non c’è l’ha fatta, non ce l’abbiamo fatta (negli anni iniziali ho dato il mio piccolo contributo alla rivista e ho imparato molto di quello che so di questo mestiere). Colpisce quindi, rilette le parole dell’incipit di questo breve pezzo, la lettura dell’editoriale di Paolo Di Stefano pubblicato oggi dal Corriere. Di Stefano ha parole affettuose, di gratitudine, per il ruolo avuto dalla rivista in questi anni. Non avrei saputo scriverle meglio.

Ma è il luogo dove le scrive che lascia perplessi, su quel Corriere da inscrivere a pieno titolo – con molti altri – tra quei “media dominanti” citati da Goffredo come primi responsabili del degrado culturale e politico che avvolge il nostro Paese.

Lo Straniero è morto. Viva Lo Straniero!

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Il giornalismo? Sarà salvato da uno psichiatra (forse)

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Senza gli articoli di giornale non avremmo chiuso i manicomi“, inizia così Pier Maria Furlan la premessa al suo libro Sbatti il matto in prima pagina. E Furlan se ne intende della questione. Ordinario di psichiatria all’Università di Torino, nel 2000 ha messo i sigilli al manicomio di Collegno, sempre in Piemonte, grazie “alla forza dell’indignazione provocata dall’osservazione dei fatti, notizie e immagini di cronaca” come lui stesso racconta.

Nelle oltre 400 pagine appena pubblicate da Donzelli vengono analizzati più di 1.200 articoli di giornale, provenienti soprattutto da Stampa, Corriere, Repubblica, Espresso e Unità. Si tratta dei pezzi che accompagnarono il dibattito pubblico prima e dopo la legge Basaglia che nel 1978 abbatté i muri dei manicomi. Uno dei tanti successi ottenuti grazie ai movimenti nel “decennio dei diritti”, come dovremmo iniziare a chiamare gli Anni Settanta considerato il successivo declino sociale, politico e culturale nel quale siamo ancora immersi.

Quel che interessa di questo saggio, per chi crede che il giornalismo debba ancora avere una funzione di cane da guardia della democrazia, è il susseguirsi di firme che con coraggio scrivono che il Re è nudo e che quindi non è più possibile tollerare luoghi di detenzione arbitraria e di tortura in un Paese che di sé fa una narrazione moderna e civile. Non a caso in quegli anni uno dei termini più usati per descrivere i manicomi è “lager”, riportando subito il lettore a quell’universo concentrazionario che solo 15/20 anni prima aveva sconvolto e indignato dopo la scoperta di Auschwitz.

A raccontare questa storia sono i protagonisti della cultura del tempo: da Indro Montanelli ad Angelo Del Boca, da Dacia Maraini a Natalia Aspesi, ma anche intellettuali del calibro di Michel Foucault, Noam Chomsky e Jean-Paul Sartre. Con le loro prese di posizione, ma soprattutto grazie alle fotografie, alle inchieste, alle interviste ai “matti” (le prime nella storia) l’opinione pubblica italiana riesce a fare i conti con il tabù del manicomio. Da sempre luogo di paura e terrore e allo stesso tempo tollerato e rispettato.

Il messaggio che arriva da Furlan è più che mai attuale. Dove è finito quel giornalismo in grado di cambiare lo status quo? Perché si è trasformato in cane da guardia a servizio del potere e non della comunità? Perché le inchieste si fanno solo a ruota della magistratura e non prima? Perché, è il caso recentissimo del terremoto di Amatrice, si cerca di comprendere una realtà di malaffare e connivenze tra potere e imprese solo dopo che il danno è stato fatto?

A questi perché la risposta è scontata. Scontata come il consenso ai manicomi prima dell’apertura di un dibattito pubblico accompagnato dai media. Se quei luoghi di tortura sono stati superati, seppur con difficoltà, anche il giornalismo potrà passare la crisi in cui è precipitato. E un pizzico di merito l’avrà avuto anche Pier Maria Furlan che ci ha ben ricordato qual è il senso profondo di un’informazione libera e indipendente.

Pier Maria Furlan, Sbatti il matto in prima pagina, I giornali italiani e la questione psichiatrica prima della legge Basaglia, Donzelli, Roma 2016, pp. XII-436, € 32,00

La Tav, Firenze e quell’assurdo progetto ora sul binario morto

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beni-comuniDopo quindici anni il sindaco di Firenze ha detto stop all’assurdo progetto di sottoattraversamento Tav della città. Questo articolo, uscito sulla rivista Il Ponte dedicata ai Beni Comuni nel febbraio 2013, mette in fila tutti i limiti (e i guai) dell’inutile e dannosa Grande opera. Dopo la presentazione del numero della rivista fondata da Piero Calamandrei, il pezzo dedicato al tunnel. Qui la versione pdf stampabile

“Bene comune” rischia di diventare il vacuo copricapo di una tecnocrazia sedicente di sinistra, che trasforma il reale cambiamento oggi richiesto in amministrazione moralistica dell’esistente, lasciando immutate le effettive gerarchie di potere.
Per definire i termini di una democrazia insorgente fondata sul concetto di bene comune, nel presente numero si tende un arco tra una riflessione piú strettamente politica su di esso (il documento di DemocraziaKmZero, il saggio di P. Cacciari) e la sua definizione giuridica e possibile traduzione in diritto positivo, con cui concludiamo il nostro lavoro (i saggi di U. Mattei e P. Maddalena). Gli interventi di G. Sullo e A. Zanchetta collocano la riflessione su democrazia e beni comuni in un contesto internazionale, con riferimento particolare allo zapatismo e alla Via Campesina in America Latina. L. Caminiti, G. Ferraro si occupano dell’aspetto costituzionale e storico dell’argomento, mentre un particolare rilievo è dedicato a un fenomeno che sta diventando sorprendente e rilevante: l’occupazione dei teatri come forma di rivendicazione di un bene comune culturale (L. Baiada). Alcuni saggi si occupano di pratiche di resistenza territoriale, emblematiche e significative, in nome di una qualità della vita minacciata (F. Forno, C. Lucchi), mentre Nebbia e Poggio tratteggiano il quadro preoccupante dell’emergenza ambientale.


La Tav, Firenze e quell’assurdo progetto ora sul binario morto

di Cristiano Lucchi

Quella del doppio tunnel di attraversamento dell’Alta velocità ferroviaria sotto la città di Firenze è la storia di una grande opera figlia di una cattiva progettazione, di lobbies imprenditoriali pressanti, di una pessima gestione politica, di uno spreco di denaro attinto dal bilancio dello Stato e quindi di debito pubblico. E’ anche una storia di malaffare e di camorra costellata secondo la magistratura, nel momento in cui scriviamo, di reati come l’associazione a delinquere, la corruzione, l’abuso d’ufficio, il falso, la truffa, la frode in pubbliche forniture, il traffico illecito di rifiuti. E’ però allo stesso tempo una storia di partecipazione dal basso alla cosa pubblica, di progettazione alternativa, di forte critica ad un modello di sviluppo fallimentare dal punto di vista economico, sociale ed ambientale, di resistenza alle mafie e al cattivo governo del territorio. Una storia complessa quindi, ma oggi molto comune in Italia, un paese dove da sempre gli onesti sono costretti a convivere e a subire coloro che approfittano di uno Stato debole e spesso colluso, incapace di amministrare e controllare un appalto pubblico anche in quella Toscana che qualcuno un tempo definì felix. Continua a leggere

Debunking Referendum

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vademecumStanchi di abboccare alle dichiarazioni sulle Riforme costituzionali dell’ultimo, tra una infinita serie, di politici improvvisati (e interessati)? Avete ancora dubbi sulla Riforma del Senato o non avete compreso a fondo come il potere verrà accentrato verso l’alto e perché chi ha la minoranza dei voti popolari potrà comandare senza problemi? Leggetevi allora il Vademecum per le Riforme che Libertà e Giustizia ha recentemente pubblicato sul suo sito.

E fatelo conoscere. Perché andare a votare per un Referendum facendosi un’opinione solo sul mainstream credo non convenga a nessuno

Il Vademecum è stato ottimamente curato da Gisella Bottoli, Lorenzo Spadacini, Marco Podetta, Alessandra Cerruti, Francesca Paruzzo, Diletta Pamelin, Alice Turina (grafica) e Francesco Pallante (coordinatore del progetto).

Il manuale per non farsi prendere (e prendere) in giro

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verification handbookLeggete questo libro, tutti. E se siete giornalisti, studiatelo, diffondetelo, proponetelo nelle vostre redazioni, pretendete che lo statuto di verità sia al primo posto tra le priorità vostra e dei vostri colleghi.

Così Andrea Coccia presenta sul sito di Slow News (seguitelo) la traduzione italiana del Verification Handbook, la Guida definitiva ai contenuti digitali per coprire le emergenze curato da Craig Silveman e prodotto dallo European Journalism Center.

Un testo ricco di strumenti fondamentali per verificare notizie e informazioni e per farlo, soprattutto, in maniera efficace. 

Lo trovate in versione interattiva nel sito dedicato e in pdf.

Il giornalista non può essere neutrale. Deve parteggiare per i deboli e sporcarsi le mani

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spotlight1Il giornalista non può essere neutrale. Ridursi a «cronisti» di professione e mostrare indifferenza per l’onestà ricorda per vie traverse l’avvocato di oggi, colui che esibisce in Tribunale un logos elegante con il preciso intento di crear confusione e inseguire la clausola che dia «ragione» a chi ha torto.

L’avvocato postmoderno, lontanissimo parente di quell’Atticus Finch in Il buio oltre la siepe, è un uomo di studio che all’Università impartisce lezioni di diritto, alimenta la dottrina ma si rivela neutrale rispetto alla verità. In questa direzione serpeggia la mafiosità tra i rami della giustizia, il potente può salvarsi e così la carta che contiene i nostri valori viene stracciata da figure competenti che leggono i codici con un occhio di riguardo al denaro. 

L’autentico giornalista è un interprete scomodo che deve innervosire con intelligenza e alto spirito critico i titolari dell’inganno, i mafiosi e i tiranni.

Deve parteggiare per quei deboli continuamente zittiti dalle logiche della corruzione, dal furbo di turno.

Se il quarto potere volta le spalle al grido di aiuto e cammina a braccetto con i vertici del sistema, magari dietro lauto compenso, smette di esercitare con rettitudine la sua professione e, al pari del nostro avvocato, insulta il sentimento repubblicano. Il giornalista deve sporcarsi le mani, interloquire con i volti della sofferenza e parlarne con giudizio. 

Cosa significa, allora, l’impossibilità per il giornalista, per il mediatore, di rimanere asettici, neutrali, insipidi e tiepidi? Significa snidare la parola spettacolare per scavare nel vuoto che tenta di celare, nelle strategie che sfrutta, per far emergere il non detto e renderlo trasparente agli interlocutori.

Significa soprattutto scuotere la possanza granitica con cui ogni partecipante mira a presentarsi nel dibattito pubblico: impedire che la visione particolare si erga in modo irriflesso a universale, costringerla a riconoscersi modesto contributo alla costruzione di un orizzonte di convivenza e non programma definitivo da estendere universalmente.


Grazie a Carlo Crosato e Francesco Postorino per il loro articolo su Micromega intitolato “Le manovre del Quarto potere” che ho brutalmente tagliato nelle parti a mio parere più utili. Leggetelo tutto, merita.

Quelle infami pressioni sui giornalisti. Il 19 maggio a Firenze

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pressOtto giornalisti italiani su dieci subiscono pressioni politiche ed economiche che influenzano pesantemente la qualità del loro lavoro. Una pressione negativa che mina la loro autonomia e indipendenza in maniera direttamente proporzionale all’alto livello di corruzione percepita nel nostro Paese. Ne consegue che il 65% degli italiani ritiene non credibile l’informazione mainstream. Sono alcuni dei dati allarmanti che emergono dalla ricerca MediAct condotta con interviste a ben 1.762 giornalisti in 14 paesi, dal 2010 al 2014.

Perché 8 giornalisti su 10 subiscono pressioni di politica ed economia? è quindi il titolo dell’incontro organizzato dal laboratorio perUnaltracittà, ospite della Libreria Nardini Bookstore, al quale interverranno Sergio Splendore, autore della ricerca e docente presso Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano, il giornalista Lelio Simi, fondatore di DataMediaHub ed esperto di modelli di business editoriali, il sottoscritto modererà il dibattito.

Sarà presentata la ricerca MediAct (acronimo di Media Accountability and Transparency, che ha il merito di promuovere la trasparenza e la responsabilità nel giornalismo) e saranno delineati alcuni scenari virtuosi affiché il giornalismo torni ad essere Quarto potere anche nel nostro Paese e non solo un mero strumento di amplificazione del pensiero unico economico-politico.

L’incontro con Sergio Splendore e Lelio Simi si terrà giovedì 19 maggio alle 17.30 in via delle Vecchie Carceri, ex Murate a Firenze.

WhatsApp, giornalismo e pubblica amministrazione, la sperimentazione della Regione Toscana al Forum PA

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Non solo seguire il cambiamento e rimanere aggiornati, bensì divenire promotori e protagonisti attivi del processo di trasformazione nel proprio contesto di lavoro. EmPAwer #forumpa2016 è il programma di formazione sui temi della Riforma PA e della PA digitale a FORUM PA 2016. Orientata all’acquisizione di competenze per “fare”, anche quest’anno l’Academy è articolata in sessioni della durata di 50 minuti ciascuna e si svolge in uno spazio dedicato all’interno della Manifestazione.

[Dal sito Forum PA 2016]

Il 25 aprile alle 11, al Palazzo dei Congressi di Roma, il mio intervento su Whatsapp e Telegram, la sperimentazione che portiamo avanti con la redazione di Toscana Notizie. Le notizie dal governo regionale e quelle di servizio, le liste broadcast, le iscrizioni, il calendario editoriale, gli alert alle redazioni e le news promo [per tacer della lista fuffa]. Vi aspetto.

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Il giornalismo su Telegram e Whatsapp. A Pescara il 15 aprile

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#PASsocial nuovi servizi per cittadini e amministrazioni è il titolo della giornata organizzata dall’Agenzia per l’Italia digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dalla Regione Abruzzo durante la quale interverrò per confrontarmi sull’utilizzo sperimentale di Telegram e Whatsapp in campo giornalistico, in particolare nella redazione di Toscana Notizie.

Qui il pdf del programma completo.pescara2

CORSO – Gli strumenti innovativi per l’informazione nella PA: 15 e 17 marzo

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Contenuti: mai come in questo momento il giornalismo deve reinventarsi. Tra la crisi editoriale e le nuove possibilità offerte dalla rete sono tante le modalità innovative che è necessario padroneggiare per un maturo rapporto con i mass media e i cittadini da parte degli uffici stampa istituzionali.
In questa sessione saranno introdotti quegli strumenti innovativi più utili ed efficaci, come gli open data delle pubbliche amministrazioni, il data journalism, le infografiche utili a valorizzare rapporti e dati complessi, il giornalismo partecipativo, le timeline interattive, le dirette twitter e gli story live, le narrazioni per immagini.

Competenze acquisibili: padroneggiare le nuove tendenze del giornalismo e ad avere la possibilità di realizzare con modalità nuove il lavoro quotidiano dell’ufficio stampa.

N.B. Per i giornalisti iscritti all’Ordine il corso offre la possibilità di ottenere crediti formativi [Iscrizioni sulla Piattaforma Sigef]

innovazione

CORSO – Comunicazione istituzionale e media sociali: 8 e 10 marzo

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Contenuti: L’avvento dei social media – tra i più diffusi Twitter, Facebook, Youtube, Instagram – rende più complesso il rapporto tra istituzioni e cittadini. La semplicità d’uso, l’immediatezza di scrittura e la diffusione capillare di tali mezzi affidano al cittadino un ruolo di “co-autore” dell’informazione stessa. Ciò comporta per l’amministrazione una presa d’atto da tradurre in una strategia d’intervento e un’adeguata capacità di gestione. Ai comunicatori e agli addetti stampa spetta il compito di mediare e gestire virtuosamente la presenza dell’istituzione sui media sociali

Competenze acquisibili: comprendere la valenza e le potenzialità dei media sociali più diffusi; organizzare una “presenza sociale” istituzionale (quali media utilizzare e come); elaborare una strategia comunicativa efficace.

N.B. Per i giornalisti iscritti all’Ordine il corso offre la possibilità di ottenere crediti formativi [Iscrizioni sulla Piattaforma Sigef]

istituzionale

CORSO – La comunicazione in fase di emergenza: 1 e 3 marzo

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I contenuti: L’emergenza è una situazione imprevista, un evento rischioso che rompe le routine e che può riguardare ogni aspetto della vita sociale e istituzionale. Allerte meteo, nubifragi, alluvioni, emergenze sanitarie, pandemie, improvvisi danneggiamenti al patrimonio artistico sono eventi che spesso gli uffici stampa si trovano a dover fronteggiare dal punto di vista informativo, in tempi brevi. Sono introdotti gli elementi utili a comunicare verso i cittadini e i mass media sia in fase di allerta che di emergenza, fornendo loro in maniera efficace e tempestiva informazioni e indicazioni per assumere i necessari comportamenti. Viene affrontata la “traduzione” delle allerte o gli annunci di situazioni emergenziali in comunicati notiziabili e in pillole informative virali, l’organizzazione dell’ufficio stampa e la programmazione dei media sociali, le modalità di gestione dei rapporti con la stampa nei momenti più “caldi” degli eventi.

Competenze acquisibili: conoscere i diversi linguaggi utilizzati dall’istituzione e dai mass media nell’informare in fase d’emergenza; a gestire una conferenza stampa e/o un’intervista; a gestire i media sociali in maniera autorevole ed efficace; ad attivare con consapevolezza la società civile.

N.B. Per i giornalisti iscritti all’Ordine il corso offre la possibilità di ottenere crediti formativi [Iscrizioni sulla Piattaforma Sigef]

emergenza

La politica condiziona 8 giornalisti su 10: la ricerca e una prima risposta

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Otto giornalisti italiani su dieci subiscono pressioni politiche che influenzano pesantemente la qualità del loro lavoro. Una pressione negativa che mina la loro autonomia e indipendenza in maniera direttamente proporzionale all’alto livello di corruzione percepita nel nostro Paese. Ne consegue che il 65% degli italiani ritiene non credibile l’informazione mainstream anche se, e sarebbe utile indagare il perché, continua in maggioranza ad affidarsi alla televisione e ai grandi siti di news estensione della più tradizionale carta stampata.

Sono alcuni dei dati allarmanti – a mio avviso sconvolgenti, considerato che il nostro Paese è ancora formalmente una democrazia – che emergono dalla ricerca MediAct (acronimo di Media Accountability and Transparency, che ha il merito di promuovere la trasparenza e la responsabilità nel giornalismo) condotta con interviste a ben 1.762 giornalisti in 14 paesi, dal 2010 al 2014. Continua a leggere

Misna non deve morire

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MisnaRyszard Kapuscinski – uno dei grandi giornalisti del Novecento, inviato in Africa dell’agenzia di stampa polacca Pap – si indignava perché a raccontare questo enorme e misconosciuto continente, erano solo e soltanto gli inviati delle grandi testate occidentali. Il problema era che questi giornalisti, salvo qualche virtuosa eccezione, stazionavano nelle lussuose hall degli hotel 5 stelle delle grandi capitali come Nairobi, Il Cairo, Algeri, aspettando la veline dai governi di Parigi, Londra, Washington.

La linea la dettavano i grandi interessi del Nord del mondo e nell’immaginario di tutti noi l’Africa è rimasto un continente di serie B, con governi corrotti (ma guai a dire che a corromperli siamo noi, vedi il recente scandalo Eni) e una società civile arretrata e inefficace (nonostante i dirigenti si formino nelle università europee o statunitensi). Continua a leggere

Come sgamare chi manipola foto e video online

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manipolazioneTra i tanti meriti del collettivo Valigia Blu c’è quello di illuminare continuamente i cittadini/lettori per un utilizzo trasparente e democratico dei media.

L’ultima chicca pubblicata è davvero molto utile e si intitola “La guida per la verifica di foto e video sui social“. Si tratta della traduzione di una guida pubblicata in Francia da Observers France 24 dopo i fatti tragici del 13 novembre: 15 punti ineludibili per non farsi prendere per il naso da chi imbroglia online ma anche su carta.

P.S. Per sostenere Valigia Blu cliccate qui.

Tutta la vita in un foglio. Le storie dai cui fuggono i rifugiati

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rifugiati53 memorie di richiedenti asilo transitati in Italia negli ultimi anni, le hanno raccolte Sandra Federici ed Elisabetta Degli Esposti Merli per far capire a tutti noi una delle realtà più misconosciute e allo stesso tempo strumentalizzata dalla politica becera che affolla la televisione e i bar italioti.

Si intitola Tutta la vita in un foglio” (edizioni Lai-momo). Scaricatelo, leggetelo, fatelo conoscere a chi usa i rifugiati come capro espiatorio del fallimento culturale, etico e politico del nostro Paese.

Le memorie pubblicate sono state raccolte in Provincia di Bologna e appartengono a persone accolte nell’ambito dei progetti SPRAR e in altri progetti di accoglienza (ENA, Mare Nostrum e Step Italy). Per evitare ogni tipo di riconoscimento, le memorie sono anonime e prive di tutti i dati anagrafici, dei riferimenti a luoghi di nascita molto specifici (piccoli villaggi o quartieri) e alle date precise di arrivo in Italia.

Una curiosità: il volume contiene cinque cartine raffiguranti alcuni degli itinerari percorsi da singoli richiedenti asilo per fuggire dal proprio Paese e arrivare in Italia.

L’Italia in 26 lettere e 45 parole

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italia_fofi+greder_5Due grandi viaggiatori: l’uno straniero, Armin Greder, svizzero di nascita, australiano per adozione e peruviano per scelta, e l’altro italiano, Goffredo Fofi, che l’Italia la abita e la perlustra in lungo e in largo da molti anni.

Due sguardi – l’uno esterno, straniero per l’appunto, e l’altro interno e partecipe – e due linguaggi diversi – quello delle parole e quello delle figure – che si incrociano, si scontrano e si incontrano, per consegnarci un ritratto lucido del nostro paese, tutt’altro che consolante. Un abbecedario molto particolare che tuttavia può servirci per imparare a leggere l’Italia di questo tempo.

E a leggerci, come siamo e come non vorremmo essere. Dalla A di Adriatico alla Z di Zombie, 26 lettere, ma le definizioni si sono moltiplicate e molte di più ne sarebbero servite di quante ne ha potuto contenere questo libro. Fra queste, non sono molte le parole e le figure positive. E allora? E allora provate voi a metterci una parola buona.

Anzi, proviamoci tutti. Insieme. Buona lettura.

Dall’introduzione di “Italia A/Z. L’Italia in 26 lettere e 45 parole” di Goffredo Fofi con illustrazioni di Armin Greder, Orecchio Acerbo Editore.

Qui l’anteprima del bellissimo libro

1971

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1971L’otto marzo del 1971 – la notte del mitico incontro di boxe in cui Joe Frazier sconfisse Muhammad Alì e quaranta anni prima che apparissero sulla scena Julian Assange, Edward Snowden e Chelsea Manning – una “Commissione di cittadini che indaga sull’Fbi”, come si autodefinirono, entra nell’ufficio dell’Agenzia governativa a Media, in Pennsylvania, e ruba tutti i dossier prodotti sugli attivisti che in quegli anni contrastavano la guerra in Vietnam e lottavano per i diritti civili delle minoranze negli Usa con organizzazioni come le Pantere Nere, il Movimento di Martin Luther King Jr., la Southern Christian Leadership Conference.

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Nasce l’Osservatorio popolare sull’acqua e i beni comuni

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La mercificazione e privatizzazione delle nostre vite è un fatto certo. Solo chi si nutre di informazioni del mainstream può non esserne consapevole e si convince che viviamo – seppur nella crisi – nel migliore dei mondi possibili dove è necessario sostenere il dominante di turno solo perché “non ci sono alternative” e quindi va bene il partito o il politico “meno peggio”, capace di illudere un popolo ormai privo di strumenti culturali per una più o meno breve stagione politica. A contrastare questa tendenza da ormai una ventina di anni ci sono movimenti, gruppi, comunità che analizzano un sistema liberista che affianca alla ricerca del profitto a tutti i costi l’erosione dei diritti della persona e della democrazia. Nasce in questo contesto, in particolare dall’esperienza decennale del Forum italiano dei movimenti per l’acqua, l’Osservatorio popolare sull’acqua e i beni comuni. Continua a leggere