Misna non deve morire

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MisnaRyszard Kapuscinski – uno dei grandi giornalisti del Novecento, inviato in Africa dell’agenzia di stampa polacca Pap – si indignava perché a raccontare questo enorme e misconosciuto continente, erano solo e soltanto gli inviati delle grandi testate occidentali. Il problema era che questi giornalisti, salvo qualche virtuosa eccezione, stazionavano nelle lussuose hall degli hotel 5 stelle delle grandi capitali come Nairobi, Il Cairo, Algeri, aspettando la veline dai governi di Parigi, Londra, Washington.

La linea la dettavano i grandi interessi del Nord del mondo e nell’immaginario di tutti noi l’Africa è rimasto un continente di serie B, con governi corrotti (ma guai a dire che a corromperli siamo noi, vedi il recente scandalo Eni) e una società civile arretrata e inefficace (nonostante i dirigenti si formino nelle università europee o statunitensi).

Per Kapuściński era “sbagliato scrivere di qualcuno senza averne condiviso almeno un po’ la vita“. Fedeli a questa indicazione e a rovesciare un assurdo modello informativo funzionale alle corporation e soprattutto ai loro profitti, negli ultimi 20 anni ci ha pensato una piccola agenzia italiana, Misna, in grado di mettere in rete centinaia di missionari che l’Africa la vivono tutti in giorni nei luoghi più impensabili e vivi. Un mosaico di pubblicisti attivi sul territorio – anche in America Latina e in Asia – che hanno saputo raccontare quanto accade senza filtri, nell’interesse delle popolazioni e non del potere.

Nairobi

Nairobi

Oggi Misna è a rischio di chiusura. Le congregazioni missionarie proprietarie dell’Agenzia (Missionari Comboniani, Missionari della Consolata, Pontificio Istituto Missioni Estere, Missionari Saveriani) hanno deciso di sospendere le pubblicazioni. Il 31 dicembre cesseranno di essere prodotte e diffuse le notizie di una testata tra le più originali e preziose del panorama giornalistico internazionale.

Chi scrive su Misna ha quindi preso carta e penna è ha vergato un appello rivolto a Papa Francesco affinché scongiuri la chiusura. Ecco il testo da sostenere e diffondere, attraverso la petizione su Change.org

Caro Papa Francesco, […] questa ‘voce degli ultimi’ rischia di spegnersi. Con una decisione per noi drammatica e incomprensibile, un gesto che chiude simbolicamente la Porta Santa che tu hai voluto aprire a Bangui.

Erano state loro, le stesse Congregazioni, animate da un missionario speciale, Giulio Albanese, a creare nel dicembre 1997 questa piccola, grande, realtà della comunicazione missionaria. Se diamo un satellitare a ogni missionario, nel più sperduto angolo della Terra – dal Congo alla “Fin del Mundo” – avremo un racconto del mondo davvero unico, libero e ispirato, questa era l’idea da cui siamo nati e che riteniamo oggi ancora e più che mai attuale e necessaria. Con amore e dedizione, da allora ci battiamo per cambiare, a modo nostro, la maniera di fare informazione.

Oggi, però, gli Istituti missionari proprietari della Misna si dicono “stanchi”, demotivati, così schiacciati dalle spese e “privi di energie” da ritenere inutile la sopravvivenza della loro stessa creatura. Sarebbe un errore grave: senza MISNA a pagare saranno le giovani Chiese, le periferie, la società civile che invoca una giustizia sociale senza cui non può esserci Pace. E l’idolo del denaro spegnerebbe la voce dei poveri.

In tutti i modi abbiamo pregato l’editore di sedersi attorno a un tavolo e trovare con noi una soluzione. Ci siamo offerti di continuare a lavorare tagliando i nostri stipendi, provando a fare di tutto, insieme – noi laici al fianco dei missionari – per far sì che la Misna vada avanti! Ma non siamo stati ascoltati. Caro Francesco, ascoltaci tu.

Per approfondire la figura di Ryszard Kapuściński consiglio almeno la lettura di due testi: Ebano, sulla sua esperienza di inviato in Africa e Il cinico non è adatto a questo mestiere. Conversazioni sul buon giornalismo. 

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Aggiornamento al 12 gennaio. I missionari hanno deciso di chiudere definitivamente Misna. La notizia su Redattore Sociale.

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