Zohran Mamdani è il nuovo sindaco di New York, eletto con più di un milione di voti. La sua campagna elettorale è stata di ascolto, ha coinvolto migliaia di volontari, giovani e non, e la sua comunicazione è stata eccelsa, ricca di voglia di cambiamento. Il programma con il quale ha vinto si basa sulla promessa di “ridurre il costo della vita per i newyorkesi della classe lavoratrice”. Tra le misure che hanno convinto l’elettorato troviamo l’apertura di negozi alimentari dai prezzi umani gestiti dal Comune, il congelamento degli affitti per chi abita in città, un milione di appartamenti a canone calmierato, autobus gratuiti e assistenza all’infanzia gratis per tutti i bambini e le bambine di età compresa tra sei settimane e cinque anni. E case popolari per i poveri: 200.000 in 10 anni.
Mamdani si è espresso più volte anche sui senza dimora, la cui esistenza è per lui la diretta conseguenza di precise scelte politiche ed economiche e non una mera questione di ordine pubblico da gestire con la forza. Mamdani ha criticato fortemente il piano sui ricoveri involontari dei senzatetto con problemi mentali voluto dal suo predecessore (sempre democratico) Eric Leroy Adams, definendo le sue politiche “punitive” e “disumane”. Un approccio inutile per risolvere le cause profonde del problema.
Per Mamdani la radice del problema dei senza tetto è la mancanza di alloggi accessibili, da risolvere con una ritrovata attenzione al diritto alla casa. La soluzione non è quindi il ricovero coatto in strutture, ma costruire più case popolari e controllare il costo degli affitti. Tra le proposte di legge prioritarie l’Housing Access Voucher Program (HAVP), un programma di buoni casa per sostenere le persone a rischio o coloro che già vivono in strada.
Per fermare la deriva securitaria e mettere uno stop alle violenze sui più poveri propone inoltre di arginare il potere della polizia e aumentare gli investimenti in case e servizi di supporto liberi e gratuiti, dalle consulenze psicologiche ai trattamenti per le dipendenze.
Con questo programma il trentaquattrenne Zohran Mamdani ha battuto un pachiderma della politica newyorchese come Andrew Cuomo, figlio di un governatore degli Anni ’70 e membro dell’establishment democratico in dialogo perenne con la finanza e gli immobiliaristi ma soprattutto lontano dai bisogni concreti delle persone semplici. Con ogni evidenza i giovani che hanno scelto il nuovo sindaco sono stufi di un Partito Democratico conciato così. Forse non solo negli Stati Uniti.
Se i repubblicani (e anche Cuomo) hanno parlato della cultura “woke”, del presunto antisemitismo (Mamdani è stato votato da un terzo del milione di ebrei newyorchesi), della fuga dei miliardari e dei capitali dalla città che da sola sarebbe la 20esima economia del pianeta, Mamdani ha parlato di pane e salame. E siccome la città è davvero troppo cara, come tutto il paese ma molto di più, ha vinto. Anche aver parlato della carneficina di Gaza in maniera chiara ha contribuito al suo successo: le giovani generazioni sono stanche di sentire borbottare qualcosa da parte di un Partito Democratico che con Biden alla Casa Bianca non ha fermato in nessun modo Netanyahu.
Per Mamdani ora viene la parte difficile: governare e ottenere i risultati promessi per confermare che un programma ambizioso e di cambiamento non è impossibile, che avere idee radicali non significa vendere fumo e che la politica può svolgere un ruolo nel migliorare la vita delle persone. In molti, anche nel Partito Democratico sperano che fallisca. Perché? Perché il sindaco di New York ha poteri limitati e dipende per le risorse sia dal governo federale che da quello statale. E le tasse, che Mamdani vuole alzare a chi ha patrimoni sopra i 100 milioni per finanziare nuovi investimenti pubblici, sono competenza dello Stato di New York. Che armi ha quindi a disposizione il nuovo sindaco? La popolarità del momento, l’attenzione nazionale (e internazionale, se siamo qui a parlarne) e sostenitori che lo hanno votato e che votano anche alle elezioni statali. Una loro mobilitazione creerebbe grattacapi al Partito Democratico, che dopo Sanders si trova ad aver a che fare con un altro leader socialdemocratico e carismatico. Mamdani è convinto di potercela fare e ha nominato una squadra di esperienza, e di sole donne, per la transizione tra un sindaco e l’altro. Mamdani è radicale, ma non è uno sprovveduto.
Ha collaborato Martino Mazzonis