Senza memoria

Il 20 e 21 febbraio l’Alta Corte del Regno Unito esaminerà l’appello finale contro l’estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti. Se estradato, Assange rischia una condanna a 175 anni per aver denunciato, tra le altre atrocità, i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq. I suoi file, messi a disposizione su wikileaks.org a partire dal 2006, rappresentano l’armadio della vergogna dell’Occidente tutto. Quelle storie, quelle parole, quei numeri, hanno posto la lapide funebre sulla presunta superiorità morale dell’Occidente.

Ma il mondo cambia rapidamente e la persecuzione di Assange pare anacronistica. Per nascondere il marcio, non basta più condannare alla prigione eterna chi denuncia le metastasi delle nostre democrazie. Tutti noi assistiamo in tempo reale alla geometrica potenza di morte decretata in ogni dove dai nostri governi. Ne sentiamo il puzzo, ma tacciamo. Nel silenzio dei più si sviluppano politiche che uccidono i popoli migranti; si inviano in guerra uomini e armi, prodotte da aziende di Stato, in spregio ad ogni legge. Assistiamo in diretta al massacro degli innocenti di Gaza, indifferenti a chi in Palestina, nel resto del mondo e anche in Israele chiede di fermare il genocidio in atto. Che succede, popolo europeo? Ti sei dimenticato della tua storia? Nel Novecento decine e decine di milioni di persone sono morte, ed è proprio dal loro sacrificio che è nata la cultura dei diritti umani. Abbiamo dimenticato tutto. Non uccidiamoli una seconda volta. Non sommiamo morte a morte. A cosa serve sennò la Memoria?

da Resistenze, rubrica di Fuori Binario del 1 Febbraio 2024