Si chiamava Claudio Citro, aveva 41 anni e viveva a Montecatini. È stato ucciso da un’agente di polizia che ha usato contro di lui il taser, la pistola che spara scariche elettriche, durante un intervento che avrebbe dovuto calmare gli animi all’interno di un negozio di pane di Reggio Emilia, lo scorso 15 settembre.

La Procura ha immediatamente aperto un’inchiesta per fare luce su tutti gli aspetti della vicenda. Gli inquirenti dovranno stabilire se l’utilizzo del taser sia avvenuto nel rispetto dei protocolli previsti e se vi sia una correlazione diretta tra l’uso dell’arma elettrica e il decesso del 41enne.
l taser funziona rilasciando due dardi collegati a fili elettrici che trasmettono una scarica capace di provocare una contrazione muscolare istantanea, che immobilizza temporaneamente il soggetto colpito. Il modello adottato nel nostro Paese è lo X2 della Axon, un’evoluzione del modello X26 che le Nazioni Unite avevano giudicato equiparabile a uno strumento di tortura.
I 5.000 dispositivi disponibili nei 200 comuni italiani non sono stati testati. Amnesty International ha documentato numerosi decessi legati all’utilizzo di questi dispositivi, e ha ribadito più volte che il taser non è un’arma a rischio zero, soprattutto quando utilizzato su soggetti in stato di alterazione o con problemi cardiaci.