Le Piagge, comunità insorgente

Alle Piagge, periferia nord-ovest di Firenze, non c’era una piazza. Non c’erano negozi, servizi, spazi di socialità. Solo palazzi costruiti in fretta negli anni ’80 per rispondere all’emergenza abitativa, una lingua di cemento tra ferrovia, tangenziale e Arno. Un nonluogo che la città ha a lungo ignorato. Ed è proprio in questo spazio dimenticato che, nel 1994, prende vita un’esperienza unica: la Comunità delle Piagge voluta da Alessandro Santoro. A raccontarne trent’anni di storia è il volume di Francesca Manuelli “Le Piagge. Comunità insorgente” (edizioniPiagge 2025, 12 euro), arricchito da una preziosa prefazione di Antonietta Potente, che intreccia ricerca storica, memoria personale e voci di chi alle Piagge ci vive. 

Dalla solitudine alla partecipazione 

Molti abitanti ricordano lo spaesamento dei primi tempi. “La casa era bella, ma per il resto io mi sentivo tanto sola”, confessa Pina. Maria aggiunge: “Se uno dice che è delle Piagge non trova lavoro… io non lo dico più”. Luana, dopo vent’anni di residenza, racconta: “Quando dicevo che stavo alle Piagge, la gente faceva due occhi come palle da biliardo”. Da quella marginalità nasce però la spinta a reagire. La Comunità ha costruito dal basso doposcuola, attività estive, spazi di aggregazione, l’Altracittà (un giornale indipendente), il Fondo Etico e Sociale (microcredito) e imbastito nel tempo numerose lotte: dal diritto alla casa a quello di asilo per i migranti; dalla denuncia delle condizioni carcerarie alla definizione dal basso dell’urbanistica del quartiere. 

Alessandro Santoro e la scelta di “abitare” la periferia

La svolta avviene con l’arrivo di Alessandro Santoro, prete. Nel novembre 1994 si trasferisce in via Liguria, in una delle cosiddette “navi”, per abitare un appartamento malmesso che molte famiglie avevano rifiutato. Vuole vivere 24 ore su 24 il quartiere, condividendone la quotidianità. “Sono un cittadino delle Piagge, uno tra tanti”, scrive agli abitanti. Il suo metodo è chiaro: niente assistenzialismo, ma cura, attenzione e corresponsabilità. Quando una madre gli chiede aiuto per la figlia in difficoltà scolastiche, lui risponde: “Va bene, ma ti devi sedere anche tu accanto a lei e insieme proviamo a darle una mano…”. Una frase che riassume l’intera filosofia della Comunità: la liberazione è sempre frutto di un impegno collettivo. 

La voce restituita: l’Altracittà 

Uno dei primi strumenti di questa rinascita è stato il giornale l’Altracittà, nato come laboratorio di giornalismo di base, che ho avuto l’onore di dirigere. Una redazione autogestita dove, per la prima volta, gli abitanti hanno potuto raccontarsi in prima persona: storie di ordinaria difficoltà, ma anche di resistenza e dignità. Un foglio che ha saputo anticipare i grandi guasti della globalizzazione neoliberista e che ha ridato parola a chi era stato condannato al silenzio, rompendo l’immagine stereotipata della periferia, imposta dai mass media.

I rapporti con la Chiesa fiorentina 

Il libro ricostruisce anche il rapporto complesso con la Chiesa di Firenze. Negli anni ’90 il cardinale Silvano Piovanelli aveva intuito che le Piagge erano “una realtà a sé”, ma la sua prima idea era di affidare il quartiere a una parrocchia vicina. Fu la determinazione di Alessandro a imporre una scelta diversa: vivere dentro le Piagge, non gestirle dall’esterno. Quella scelta rappresentò una novità assoluta per la Curia: Santoro non è mai stato parroco, ma “delegato per le Piagge”. Una figura anomala, non definita nei canoni giuridici, che testimoniava il carattere sperimentale dell’esperienza. Col tempo però sono emerse anche tensioni, spesso paradossalmente per la sua adesione senza compromessi al Vangelo. La Comunità delle Piagge, con il suo forte radicamento sociale e la sua apertura a tutti – credenti e non credenti – appariva spesso scomoda alle istituzioni ecclesiastiche più conservatrici. Non mancarono momenti di conflitto con la Curia, che arrivò a mettere in discussione, talvolta con estrema grettezza, il ruolo stesso di don Santoro. Eppure, come ricorda Manuelli, quelle fratture non hanno mai cancellato il valore dell’esperienza: una Chiesa che sceglie di uscire dai suoi confini per abitare la marginalità, ispirandosi alla teologia della liberazione latinoamericana, alla scuola di Barbiana di don Milani e ai preti operai. Oggi, dopo tanti anni, il nuovo vescovo sembra aver compreso il valore che esprime la Comunità e più volte ha partecipato alle iniziative piaggesi, tra le quali la presentazione del libro “Le Piagge. Comunità insorgente” dello scorso luglio. 

Ginsborg, Tabucchi e l’eco culturale

La Comunità ha dialogato negli anni con intellettuali, scrittori e storici. Paul Ginsborg, a cui il libro è dedicato, vedeva nelle Piagge un esempio concreto di democrazia dal basso, capace di contrastare l’individualismo dominante. Antonio Tabucchi ne apprezzava la capacità di “dare voce all’altro”, incarnando quell’idea di cultura come strumento di empatia e giustizia. La loro attenzione dimostra che l’esperienza delle Piagge non riguarda solo un quartiere periferico, ma tocca corde universali: la possibilità di reinventare la cittadinanza a partire dalle voci escluse e dalla rivendicazione dei diritti negati. 

Un altrove che riguarda tutti

Nella sua introduzione, la teologa Antonietta Potente definisce le Piagge un “altrove”: non un luogo marginale, ma uno spazio che obbliga a guardare diversamente il presente. Un altrove dove giovani e anziani, italiani e stranieri, credenti e non credenti hanno trovato respiro e possibilità. “Le Piagge. Comunità insorgente” è più di una cronaca locale. È un libro che parla a tutte le città con le loro periferie escluse dal sentimento perbenista che anima la nostra società. Mostra che da una mancanza – di piazze, di scuole, di riconoscimento – può nascere una comunità viva e insorgente, capace di costruire cittadinanza dal basso. Come scrive Manuelli: “Alle Piagge mancava tutto, eppure da quella mancanza è nato un movimento capace di rialzare la testa”. Ed è proprio questo il messaggio che resta: la storia delle Piagge non appartiene solo a Firenze, ma a chiunque creda che un mondo nuovo, migliore, cominci là dove le persone decidono di parlarsi, organizzarsi e lottare insieme. 

Per saperne di più il libro è disponibile su edizionipiagge.it o presso la Comunità, in Piazza Alpi-Hrovatin a Firenze.