I numeri del censimento Istat, le vittime in strada, lo stato delle strutture d’accoglienza
Firenze rappresenta oggi uno dei casi più acuti di crisi abitativa in Italia per la concentrazione di fattori strutturali che si sovrappongono: mancanza di politiche pubbliche per la casa, un numero miserrimo di case popolari, patrimonio immobiliare pubblico ceduto ai privati, speculazione, overtourism. Tutto ciò, sommato ad una incapacità conclamata della classe dirigente a fare politica per il bene comune e non per se stessa o i soliti poteri dominanti, produce l’espulsione di decine di migliaia di persone dal mercato della casa. Alcune di esse, come ben sapete, sono costrette a vivere in strada.
l censimento Istat
Nel gennaio scorso l’Istat ha promosso il primo censimento di chi la casa non ce l’ha, dei senza dimora nei capoluoghi delle 14 città metropolitane italiane, tra cui Firenze. Oggi siamo in grado di darvi conto dei primi dati quantitativi, nei prossimi mesi l’istituto di statistica elaborerà gli aspetti qualitativi derivanti dalle tante interviste fatte in strada e nelle strutture di accoglienza.

Il primo dato che ci lascia perplessi è il numero complessivo delle presenze nella nostra città la notte del censimento: il 26 gennaio 2026. Ne risultano ufficialmente 410, né uno di più né uno di meno, mentre il Comune ne stima ufficiosamente tra gli 800 e i 1000, come riferitoci lo scorso anno dall’assessore al sociale e alla casa.
Sempre l’Istat ci dà conto che nella fredda notte del censimento, con una temperatura di 3 gradi, solo il 41% dei senza dimora presenti in città era ricoverato in una struttura di accoglienza. Solo 4 su 10. Il 59% di chi non ha un posto dove stare ha preferito trovare rifugio in strada, sotto i portici, su una panchina, in luoghi appartati ma comunque all’addiaccio, piuttosto che varcare la porta di un centro pubblico dove disporre di un letto, di un bagno, di un pasto caldo. Altro dato straniante. Perché è meglio dormire in strada piuttosto che “protetti” dalle istituzioni? Perché 6 senza dimora su 10 si rifiutano di essere accolti? Per capirlo meglio aspetteremo la seconda fase della restituzione dei dati censuari.
Parlando con chi vive in strada e bazzica Fuori Binario, abbiamo intravisto un’amara verità, che ci piacerebbe portasse ad un confronto trasparente con le istituzioni. Alcune delle strutture pubbliche di accoglienza sarebbero luoghi spesso non sicuri. Ci descrivono camerate ad alta promiscuità, con servizi igienici insufficienti, in cui domina spesso la sporcizia, tra blatte e pidocchi. Chi le ha frequentate ci racconta anche di urla, violenze, furti. E quando non hai niente, se ti rubano il sacchetto di plastica che contiene i tuoi pochi effetti personali il danno è enorme. La strada diventa così il luogo da preferire, dove ci si può nascondere meglio sfuggendo ai malintenzionati, o addirittura dove si può dormire in posti illuminati, centrali e visibili a tutti, scongiurando così i pericoli temuti. A vincere è la paura. Sempre Istat ci ricorda che la capienza delle strutture fiorentine è tra le più alte: oltre 40 persone in media. Numeri di altri tempi, semplicemente, mentre in città come Catania, Cagliari, Genova, le strutture (più numerose, a Firenze ce ne sono solo 5) ospitano tra le 15 e le 18 persone di media, permettendo così un maggior controllo delle condizioni di sicurezza che si vivono al loro interno.
Vista la situazione e al di là degli Open Day che lasciano il tempo che trovano, per verificare le reali condizioni in cui versano le strutture fiorentine ci aspetteremmo intanto che il Comune si rendesse disponibile ad aprire le porte, magari in un giorno a caso, senza preavviso, anche a quei soggetti della società civile non direttamente coinvolti nella gestione.
Chi vive nelle condizioni rilevate dall’Istat è una persona fragile, senza casa, senza lavoro o con un lavoro povero, nella maggior parte dei casi non italiana, con problemi di varia natura stratificati nel tempo. Il 70% ha tra i 30 e i 60 anni, mentre le donne sono l’11%, una minoranza. Vivere in queste condizioni mina la loro sicurezza. Anche dal punto di vista medico e sanitario.
414 morti in un anno
Nel 2025 sono morte nelle nostre città 414 persone senza dimora. “Una strage invisibile”, come la definisce la Federazione italiana organismi per le Persone senza dimora che stila ogni anno questo angosciante censimento. La strada amplifica gli effetti causati da un malore generico, una caduta, una malattia lieve o un incidente, così come del “freddo” o del “caldo”, rendendo fatali dei meri eventi naturali. Le morti interessano soprattutto uomini (91,5%) e persone di nazionalità straniera (56,5%). L’età media dei decessi si attesta sui 46 anni. Per comprendere la gravità di questo dato pensiamo solo un attimo all’aspettativa di vita che nel nostro paese è di circa 84 anni. Il presidente di FioPsd Alessandro Carta, presentando questi dati, ha detto che “le cause riflettono una condizione di estrema vulnerabilità, in cui fattori personali, sociali e ambientali si intrecciano aggravando situazioni spesso già precarie”.

Otto delle vittime censite vivevano nella nostra città. Lo scorso 10 aprile ci siamo trovati in Piazza Tasso nel primo anniversario della morte di Ciro Abbate e Marco Amaranto. Sono rimasti uccisi nella notte tra il 9 e il 10 aprile del 2025 dal sistema che esclude. Sono morti su due panchine affiancate, a poche ore di distanza l’uno dall’altro a circa 200 metri – 200 metri! – dall’Albergo popolare, la storica struttura del Comune di Firenze dedicata all’accoglienza dei senza dimora. Ad un anno di distanza non sappiamo ancora perché, nonostante le rassicurazioni delle istituzioni a fare piena luce sull’accaduto, a dare conto delle autopsie, a spiegare cosa è successo quella maledetta notte in cui la temperatura registrata era di soli 4 gradi.
L’Albergo popolare è anche al centro di un’altra morte: quella di Stefano Maffei, uno di noi, della comunità di Fuori Binario dove manuteneva e curava il nostro cortile per renderlo più accogliente per chi cerca un riparo presso la sede di Periferie al centro. Il 3 febbraio scorso si è tolto la vita nella sua stanza perché la burocrazia, e un sistema impermeabile ai diritti dei più fragili, gli impediva di scontare ai domiciliari, nei locali dell’ex convento convertito in Albergo, una lieve pena residua. Angosciato, depresso e spaventato da un futuro in carcere, Stefano si è impiccato – denunciando così, con il suo corpo, con la sua vita – un sistema di accoglienza indecente.
Il crollo degli alloggi

Il tema della casa, del posto sicuro dove trovare rifugio, nella città in cui l’amministrazione comunale promuove gli studentati di lusso e dove si cancella il diritto all’abitare dei cittadini e delle cittadine, torna centrale. Va approfondita in tal senso l’erosione e la negazione del diritto alla casa per i più poveri. Partiamo da un dato: a fine 2024 erano registrati a Firenze oltre 16 mila alloggi per locazione turistica breve. Si tratta di oltre 71.000 posti letto sottratti al mercato della residenza stabile. In tutta la Toscana – sottolineo, in tutta la nostra regione – nello stesso anno risultavano in costruzione solo 475 alloggi popolari. 1/34simo degli alloggi destinati ai turisti nella sola Firenze! Irpet stima, sempre in Toscana, oltre 114 mila nuclei con Isee inferiore a 16.500 euro e senza proprietà di casa. Di esse, nel 2024, solo 1.450 si sono viste assegnare una casa popolare. Dei 2.400 sfratti dello scorso anno ben l’80% è stato per morosità. E dove pensate che finiscano queste persone? Molte in strada, le incontriamo tutti i giorni.
Il Comune di Firenze ha scelto di ristrutturare e consegnare circa 300 alloggi ERP all’anno. L’approccio più avanzato per dare una risposta seria ai bisogni dei senza dimora, il cosiddetto “Housing First – Prima la casa” – che rovescia la logica emergenziale tradizionale – vede un solo progetto attivo per 25 persone, lanciato solo nel gennaio scorso perché altrimenti si sarebbero persi i soldi del Pnrr. Pratiche lodevoli, e nonostante ciò limitate e insufficienti, che si scontrano con i numeri esagerati, quelli dei poveri e delle persone impoverite, a cui l’amministrazione non riesce a dare una risposta.
Intanto per le case popolari a Firenze c’è una lista di attesa con oltre 3.000 domande, con una capacità di immissione nel sistema di circa 30 alloggi al mese per stessa ammissione del Comune. La lista è quindi strutturalmente molto più lunga della capacità di risposta. La colpa è del governo si dirà, ma si tratta di un fenomeno che si è sviluppato negli ultimi trenta anni. Non esiste pertanto forza politica esente da responsabilità e lo scarica barile tra istituzioni diventa pertanto un pernicioso e demagogico giochino.
La residenza negata

Un nodo importante, tutt’ora irrisolto, è inoltre quello della residenza anagrafica: senza di essa, le persone senza dimora sono escluse dall’intera rete dei diritti sociali, civili, politici, dall’assistenza sanitaria ai contributi affitto, agli stessi bandi ERP. Ad oggi il Comune di Firenze limita molto spesso le richieste o le vincola a percorsi dal sapore pedagogico. Un diritto costituzionale diventa così una concessione.
La crisi abitativa fiorentina è quindi il prodotto di scelte politiche pluridecennali che hanno subordinato il diritto all’abitare alla logica della rendita immobiliare e del turismo di massa, a cui si sommano politiche punitive verso chi è povero, perché non si “merita” altro che la condizione in cui vive, come se le cause strutturali non influenzassero la vita di ognuno di noi. Le politiche delle amministrazioni pubbliche sono semplicemente insufficienti rispetto alla profondità della crisi.
Chi governa saprà avere l’intelligenza e la volontà per affrontare questi gravi problemi? Da parte nostra ci auguriamo che sappia cogliere questa sfida, senza ritenersi offeso di lesa maestà nella “Firenze solidale ispirata da La Pira”.
Fuori Binario continuerà a denunciare le politiche pubbliche escludenti, insufficienti, disumane, anche se coinvolgono una minoranza reietta. Con l’idea che solo una politica capace di ascolto, dialogo, capace di applicare con coscienza e senza alibi i principi costituzionali di eguaglianza e solidarietà, possa garantire i diritti a tutte e a tutti.