Lo stato delle cose #1

In queste pagine viene dato ampio spazio al lavoro svolto da quei cittadini, organizzati e non, che credono che solo attraverso una politica dialettica all’interno del quartiere e con le istituzioni, sia possibile modificare con successo un territorio figlio di una speculazione cieca ai bisogni e alle esigenze della popolazione.

Una maggiore attenzione e uno spirito collaborativo da parte di chi amministra la città deve essere il naturale contraltare ad una comunità formata da persone che provengono da esperienze spesso profondamente diverse, ma che con passione e anche con fatica si sono ritrovate insieme per dare un’identità ad un territorio. Un’identità che si sta plasmando intorno all’imperativo che vuole l’uomo protagonista della sua vita.

Basti pensare a come il gruppo di lavoro, che si è raccolto intorno ad un tavolo per discutere i piani di riqualificazione del quartiere, abbia ribaltato le priorità indicate dagli uffici comunali ponendo in primo piano quei progetti con il fine di aggregare le persone come la creazione di centri sociali, di biblioteche, di parchi verdi, di luoghi di aggregazione. Tutto questo al posto di una bretella stradale, di un parcheggio e di una busvia.

Il privilegiare luoghi e situazioni dove le persone possano conoscersi, comunicare, scambiarsi opinioni, apprendere, svagarsi, attuare uno scambio generazionale, pone gli abitanti del quartiere in una prospettiva alta nella quale la crescita di un bambino viene favorita rispetto alla vicinanza a casa del parcheggio della propria automobile.

Tutto questo con il tempo non può che far crescere una comunità che è ancora giovane e che crescendo si avvia verso un miglioramento sostanziale della qualità di vita sia dei singoli sia delle famiglie che la compongono.

Gli amministratori hanno l’occasione di aprire un dialogo concreto con gli abitanti del quartiere, fatto non solo di incontri periodici per discutere delle emergenze, ma anche di una progettualità comune, partecipata che possa arrivare ad un miglioramento effettivo delle condizioni di vita all’interno di una periferia spesso dimenticata. Ma corrono anche il rischio di far cadere nel nulla un lavoro lungo e duro che ha impegnato i cittadini per la crescita del quartiere. Che ciò non accada.

Soffermatevi inoltre alla pagina che dedichiamo alla condizione di vita e ai modi con cui vengono sfruttati gli extracomunitari nel quartiere delle Piagge. Questa situazione, volendo o no, ci riguarda tutti da vicino.

Leggete l’articolo intervista e riflettete con attenzione sulle parole di don Alessandro che commenta questa situazione e invita tutti a non rimanere indifferenti.

Cristiano Lucchi


Pubblicato sul Numero 3 de l’Altracittà giornale della periferia, maggio 1996