Green Geek, l’associazione per il wifi libero: “Internet deve essere un diritto”

Se il governo è totalmente privo della cultura dell’open source, della banda larga come opportunità di crescita, del concetto della gratuità e di quello della condivisione ci pensano i cittadini (anche qui) ad auto organizzarsi e a mettere su una rete senza fili gratuita per le strade delle nostre città. Ecco il racconto di Eleonora Bianchini del Fatto Quotidiano sull’esperienza dei Green Geek milanesi.

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Nell’Italia in emergenza wifi, dove la rete libera e la e-transparency sono ancora un miraggio, i festeggiamenti dei 150 anni di Unità sono l’occasione per tentare di ridurre il digital divide. A Milano esiste un gruppo composto da 70 appassionati di nuove tecnologie, alla ricerca di connessioni sostenibili e alle prese con l’organizzazione del plotone italiano a sostegno della causa internet “senza fili”. Sono i Green Geek, associazione senza scopo di lucro composta da chi, attraverso la condivisione di competenze e professionalità della banca del tempo, si impegna perché Internet sia riconosciuto come diritto. Realizzano progetti partecipativi di carattere sociale, da Insieme per l’Abruzzo, sito di informazione libera, fino alla punta di diamante di Gwifi, per la condivisione della banda attraverso la propria scheda wireless e advertising geolocalizzato per i negozianti che lo promuovono. Tutto rigorosamente no profit.

In linea con la filosofia della Rete libera, insieme alla rivista Wired e al supporto tecnico di Unidata, i Green Geek hanno lanciato l’iniziativa che per celebrare i 150 anni dell’Unità portando la connessione in altrettante piazze per tutto il 2011. E’ il primo step per dare il via ad Asso wifi, un’associazione che riunirà operatori di free wireless ed enti territoriali e sarà l’interlocutore con le istituzioni per regolamentare il settore. “Abbiamo posato la prima antenna lo scorso ottobre nel quartiere Ortica a Milano, ma senza alcuna collaborazione del Comune”, spiega Mauro Lattuada, coordinatore dei Green Geek.

“Dopo un viaggio negli Stati Uniti siamo andati a conoscere i casi virtuosi di Venezia e Roma. Abbiamo scelto di installare nel quartiere un’antenna con basse emissioni”. Nella diffusione di Internet libero dunque, l’amministrazione meneghina, come in molte altre città italiane, è insensibile. Non serve che “Sveglia Italia”, un’applicazione per iPhone creata dai geek verdi per identificare gli hot spot free e a pagamento, sia stata scaricata oltre 100mila volte. “Banda larga, mente stretta”, puntualizza Lattuada che evidenzia l’avversione della classe dirigente per l’innovazione. “Se chi decide è Luigi Rossi Bernardi, assessore alla Ricerca della giunta Moratti di dieci anni più vecchio dei Rolling Stones, il Paese non ce la farà. Siamo agli albori di un mercato nuovo, in cui, come sul Frecciarossa, la connessione verrà fatta pagare cara. Le amministrazioni non si rendono conto che offrendo servizi wifi possono ripagare il costo della Rete, velocizzare la burocrazia e prevenire i reati. Infatti con la trasparenza garantita da Internet, la consegna di bustarelle per accelerare alcune richieste a scapito di altre sarebbe tanto evidente quanto impossibile”.

Per questo Lattuada anticipa la prossima nascita di Asso wifi che nel suo manifesto propone un pc per ogni studente e una pubblica amministrazione completamente digitalizzata entro il 2020, oltre alla rottamazione dei cavi in rame e il wifi come infrastruttura prioritaria per il paese. Obiettivi ambiziosi che tuttavia stridono con gli annunci di Palazzo Chigi: il ministro delle Comunicazioni Paolo Romani ha ridotto da 1,471 miliardi di euro a 100 milioni l’investimento per abbattere il digital divide. In più l’abrogazione del decreto Pisanu non rende affatto “libera” la Rete e l’agenda digitale del governo, come ha spiegato Guido Scorza, è di fatto un diktat unilaterale.

“L’agenda digitale è un’operazione finta, intende solo simulare un coinvolgimento. Nasce da un lavoro a porte chiuse e non da un confronto politico. Asso comprenderà gli operatori del free wifi, non quelli che vendono connettività, per normare il mercato. E anche gli Isp dovrebbero essere interessati visto che, se un cittadino utilizza i servizi della pubblica amministrazione via wireless, significa che è alfabetizzato e che a casa non potrà fare a meno di una connessione a pagamento. Le amministrazioni, allo stesso tempo, ripagano i costi di connessione se trasferiscono online tutti i micropagamenti. E’ un business model che funziona. Forse quel miliardo che aveva annunciato Romani è stato investito nella difesa del Bunga bunga e nel paese che punta a limitare le intercettazioni la e-transparency è aggredita dal potere di fuoco della politica. Chi ha paura deve nascondere”. Eppure l’abrogazione del decreto Pisanu consente da quest’anno di liberalizzare l’accesso agli hot spot. “Non è così”, conclude Lattuada. “La Pisanu non è cambiata e come sempre pretende la verifica puntuale di chi accede alla Rete. Oggi, tuttavia, questo può avvenire con altri metodi rispetto alla carta di identità, dal numero di cellulare alla carta di credito. Si tratta di un restyling estetico, ma noi continueremo nella battaglia di diffusione del wifi libero, come abbiamo fatto ad Ortica”.

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