Ciro aveva 63 anni, Marco 57. Sono morti su due panchine in piazza Tasso, a pochi metri l’uno dall’altro nella notte tra il 9 e il 10 aprile. In quella piazza vivevano il loro abbandono e la loro solitudine, a due passi dall’Albergo Popolare. Sulle cause della loro morte non possiamo ancora dire niente: la Procura di Firenze ha aperto due inchieste parallele e ha ipotizzato il reato di “morte come conseguenza di altro reato”, legato allo spaccio di droga, ma solo l’esito delle autopsie potrà dire di più. Certo non può non colpire la coincidenza di queste due morti, che fa immaginare scenari terribili.
Marco e Ciro erano conosciuti nel quartiere, che spontaneamente si è riversato in piazza per una veglia di ricordo e riflessione. Ma dovrebbe consolarci pensare che la loro morte solitaria sia stata “naturale”?
È davvero “naturale” morire di stenti e abbandonati da tutti in un paese all’ottavo posto nel mondo per prodotto interno lordo? In una città tra le più ricche della terra?
È “naturale” che un paese come il nostro non garantisca ai più poveri uno stato sociale degno di questo nome?
È “naturale” che le diseguaglianze crescano giorno dopo giorno, mentre la politica attua misure punitive nei loro confronti?
Ciro e Marco sono gli ennesimi senza dimora uccisi da un sistema sociale-economico-politico ipocritamente fondato sul merito, che colpisce i poveri anziché la povertà. Nel 2024 sono state 434 le persone che vivevano in strada trovate senza vita, di cui 32 in Toscana. Nel 2025 siamo già a 122 decessi. La Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora analizza tutti gli anni il fenomeno e ci restituisce un quadro inquietante. L’età media delle persone decedute è molto bassa, pari a 44,9 anni, un’aspettativa di vita dimezzata rispetto a chi non vive questa condizione. Nel 39% dei casi si muore per malattia e condizioni sanitarie inadeguate; le morti traumatiche per aggressioni, incidenti, e suicidi, tra i senza dimora sono il 47% del totale, mentre sono il 4% per chi non vive questa condizione. Il 32% viene trovato in luoghi all’aperto, proprio come è accaduto per Marco e Ciro sotto gli alberi di Piazza Tasso. I giovani sotto i 29 anni, la fascia d’età più colpita dopo i cinquantenni, rappresentano circa il 20% dei decessi totali. È evidente che la vita in strada espone a rischi maggiori e soprattutto amplifica gli effetti di eventi che in condizioni di sicurezza incidono molto meno.
Tutto questo vi pare “naturale”?
Eppure quando si parla di “sicurezza” in tv, al bar, nelle fiaccolate parafasciste, non si pensa mai alle condizioni minime di sicurezza da garantire ad un essere umano. La possibilità di disporre di una casa dove vivere e non essere costretti in un dormitorio affollato o in strada; la possibilità di mangiare tre volte al giorno; la possibilità di ricevere un reddito di cittadinanza con il quale coprire i bisogni fondamentali a partire da un accesso incondizionato a cibo, acqua pulita, servizi sanitari e istruzione di base; la possibilità di avere un lavoro buono e non essere sfruttati; la possibilità di godere di quella “sicurezza sociale”, che è stata, in sintesi, una delle più grandi conquiste dei meravigliosi Anni Settanta del secolo scorso. Ricordate? Introduzione del Sistema sanitario nazionale, dello Statuto dei lavoratori, dei diritti sindacali, del nuovo diritto di famiglia, dell’equo canone, la chiusura dei manicomi, l’umanizzazione delle condizioni carcerarie e via discorrendo.
Invece, la “sicurezza” nel dibattito corrente è quella che una politica interessata solo al consenso “di pancia” degli elettori spergiura di garantire a chi ne “percepisce” poca. Un fatto strano, in un’epoca come la nostra dove i reati sono crollati negli ultimi trent’anni, ma si continua a punire chi molto spesso è costretto a delinquere per poter mangiare. Da qui l’istituzione delle zone rosse, le ordinanze contro le persone, le migliaia di telecamere, le panchine anti riposo, le grate anti seduta e tutte quelle vessazioni legate alle politiche securitarie di ordine pubblico e di decoro urbano. L’“emergenza povertà”, l’“emergenza senza dimora” non sono affatto emergenze. Sono semplicemente il frutto avvelenato di scelte politiche che producono povertà e, come nel caso di Ciro e Marco, morte. *Per un approfondimento sui decessi delle persone senza dimora nel 2024 è disponibile l’articolo di Felice Simeone pubblicato nel numero di aprile di Fuori Binario.