Un governo sempre dalla parte del più forte in nome del popolo, a difesa di una nazione manipolata e impaurita, complice di paesi genocidari, subordinata a chi distrugge il diritto internazionale o è pronto alla guerra in nome dei business di famiglia. Anni passati a punire chi crede che il conflitto sociale sia un ottimo humus per nutrire la democrazia, decreti sicurezza serializzati e politiche fiscali, economiche, energetiche sociali utili a colpire la classe media e gli “scarti del mondo” a vantaggio di pochi privilegiati.

La caduta del nostro paese verso un fascismo irreversibile, vista anche la tendenza globale, pare essere entrata in crisi il 23 marzo scorso,quando il Popolo – con la P maiuscola – è uscito dai social e dalle tv per bocciare la riforma della Costituzione voluta da Giorgia Meloni e dai suoi sodali. 15 milioni di persone in carne ed ossa (il 53,74% ha votato No) hanno detto basta, hanno stoppato il delirio di onnipotenza delle destre al potere come già successe con Berlusconi (2006) e Renzi (2016). A noi di questo voto ha convinto l’affluenza molto alta (il 58,9%) e che il massimo della partecipazione sia stata espressa dai più giovani, considerato che la generazione dai 18 ai 28 anni ha raggiunto il 67% di partecipazione al voto, esprimendosi in massa per il No (58,5%).
Questa volontà popolare a difesa di una Costituzione dei diritti per tutte e tutti deve essere tradotta adesso nel nostro quotidiano. Basta con l’indifferenza verso le ingiustizie e gli abusi a cui assistiamo direttamente o indirettamente instrada, sui luoghi di lavoro, in famiglia, nelle istituzioni, anche quelle a noi più vicine. Basta alzare le spalle verso una violenza strutturale che viene facilitata dalla nostra incapacità di reazione. Occupiamoci sempre più e sempre meglio di politica e di costruzione di comunità, solo così costruiremo una società rispettosa dei nostri bisogni e desideri e anche i politici che ci rappresenteranno saranno meno miserabili?
da Resistenze, rubrica di Fuori Binario del 1 aprile 2026