L’italiano medio discute al bar e sui social e difende i miliardari dall’introduzione di una tassa patrimoniale. Non avendo letto niente di serio e dopo aver orecchiato i media del potere, teme che la patrimoniale colpisca anche lui: i suoi risparmi, la sua casa, anche la seconda o la terza.
È il paradosso italiano: i più poveri e la classe media in affanno si oppongono a una tassa che non li toccherebbe minimamente e che invece avrebbe il merito di finanziare i servizi di cui hanno bisogno. È il frutto avvelenato di decenni di narrazione liberista che equipara ricchezza a merito e povertà a colpa con la promessa che “un giorno toccherà anche te”. In realtà, si parla di tassare lo 0,1% della popolazione, ovvero di chi dispone patrimoni sopra i 2 milioni di euro. Il barista, la famiglia in difficoltà, finanche qualche senzatetto: nessuno perderebbe un euro. Anzi, ci guadagnerebbero in salute, istruzione, trasporti, servizi sociali, casa.
Eppure si scandalizzano, mentre i veri interessati assistono – li immaginiamo gongolanti – a questa paradossale crociata. La classe media è invece il primo bersaglio delle tasse. Troppo “ricca” per i sussidi, troppo povera per vivere con serenità la propria esistenza. È lei a pagare la maggior parte dell’Irpef, mentre il sistema fiscale imposto negli ultimi trent’anni favorisce le rendite. Sarebbe la prima a guadagnare da più sanità, scuola e casa… ma si impegna nel fare la serva sciocca di chi si è straordinariamente arricchito a spese di un’intera popolazione.
Chi è in fila per un pasto alla Caritas, chi rinuncia a curarsi, chi è costretto al lavoro povero, chi non ha una casa dignitosa in cui vivere faccia due conti. Da una tassa sui grandi patrimoni ha tutto da guadagnare e nulla da perdere. Smetta di combattere una battaglia che non è la sua e inizi ad attivarsi, anche culturalmente, per ribaltare questo sistema carico di diseguaglianze.
