La povertà e la diseguaglianza sono due questioni enormi che la politica dei partiti trascura, impegnata nella conservazione di sé stessa e nell’impegnativo mestiere di devastare il nostro paese. Al culmine del trentennio liberista in cui siamo stati costretti a vivere, sono saltate tutte quelle garanzie che un tempo facevano guardare con ottimismo al futuro.

Un trentennio che ha pressoché cancellato la ricca stagione dei diritti degli anni Settanta, i migliori della nostra Repubblica, quando il conflitto sociale, i referendum e le manifestazioni di massa, spingevano la politica ad agire in favore dei bisogni reali delle persone: dal diritto di famiglia allo statuto dei lavoratori, dalla nascita del sistema sanitario pubblico alla democratizzazione della scuola, dall’equo canone alla legge Basaglia, dal divorzio all’aborto e spesso trasversale agli schieramenti politici, la reazione nata per abbattere quella stagione favolosa ha trasformato il nostro paese in un hospice della democrazia.
A pagare il prezzo più alto sono gli “scartati”, nella felice definizione utilizzata dall’arcivescovo di Firenze Gambelli nella sua omelia di monito alla politica. Le leggi della tarda democrazia italiana, sempre più prossima al regime, tutelano i ricchi e la rendita, non i più poveri, non quella classe media che trae un reddito da lavori sempre più malpagati e precari. Non c’è settore della nostra economia che non premi chi ha già, a scapito di chi vive in difficoltà.
E nella confusione dettata dai media mainstream, in mano (pensa un po’) ai ricchi, assistiamo al paradosso che sono i più poveri a difendere i loro aguzzini: li difendono contestando la patrimoniale per gli ultra ricchi e votano confusi per la destra e l’ultra destra, che da sempre li punisce con la repressione quando alzano la testa per difendere il diritto ad un’esistenza dignitosa.
Proviamo a ribaltare questa condizione in cui ci hanno precipitato, cercando nel nostro piccolo di offrirvi qualche contenuto utile ad allargare un dibattito pubblico ammaestrato dal potere.
da Resistenze, rubrica di Fuori Binario del 1 luglio 2026